Un po' di storia del
FULL UP CLUB

Il Full Up Club è uno dei locali più iconici e longevi di Firenze, con una storia profondamente radicata nel cuore del centro storico della città. Nel corso dei suoi decenni di attività, il Full Up Club ha ospitato una miriade di figure di spicco del mondo della musica e dello spettacolo, sia a livello nazionale che internazionale. Tra le numerose celebrità che ne hanno varcato la soglia figurano Kevin Spacey, Paolo Villaggio, Geena Davis, Cameron Diaz, Renato Zero, Rod Stewart, Spandau Ballet e Steve Norman.

Private Club Dancefloor
La Nostra STORIA

Il Full Up Club, uno dei locali più longevi di Firenze, nasce nel 1958 come cantina da ballo, con le sale ricavate dalle cantine del piano seminterrato del palazzo Libri.

Dopo dieci anni, nel 1968, il locale cambia aspetto, diviene un club privato chiamato “Stork”, per cambiare ancora nome in “Lady Godiva”. Il 1973 è l’anno in cui diviene una discoteca aperta al pubblico e, il locale viene ribattezzato “Full Up” attuale. L’attuale struttura del Club con la parte al piano Terreno del Palazzo Covoni delle Burella viene inaugurata negli anni novanta, ed è la struttura attuale del Club.

Il Club durante tutti questi anni di attività è stato frequentato da molti personaggi Vip, sia nazionali che internazionali, alcuni dei nomi i quali sono passati dal locale sono i seguenti: Kevin Spacey, Paolo Villaggio, Geena Davis, Cameron Diaz, Renato zero, Rod Stewart, gli Spandau Ballet, Steve Norman, sassofonista e percussionista degli stessi Spandau, ha fatto anche una performance nel 2018 da solista nel locale, Alessandro Gassman ed inoltre un frequentatore assiduo del locale il grandissimo Francesco Nuti e molti altri ancora dei quali troverete le immagini all’interno del locale.

Il Full Up Club, situato in via della Vigna Vecchia ai civici 25/r e 23/r nel centro di Firenze, a 150 metri da Piazza della Signoria, 300 metri dal Duomo e 200 da Piazza Santa Croce, accanto al Museo Nazionale del bargello. Quindi nel cuore di Firenze all’interno di due Palazzi del 300’.

Il Palazzo Libri, “Il quale a partire dal Cinquecento prende il nome appunto dalla famiglia Libri, del gonfalone Bue, che ne mantenne la proprietà per più di quattro secoli” dove si sviluppa la maggior parte del Club, grandioso nel suo insieme non ha sulla facciata decorazioni architettoniche degne di considerazione, mentre nella parte interna ha un cortile del XV secolo con portici di belle proporzioni e di squisito gusto decorativo. Su via della Vigna Vecchia si vedono al piano terra due buchette del vino una a destra del portone d’ingresso in posizione consueta a mezza altezza sotto una finestra, la seconda si trova in basso a sinistra, confinante direttamente con le cantine. Più in alto, presso il 17/r, si vede un piccolo stemma forse Francescano, che testimonierebbe il possesso di quel fondo da parte di un’istituzione religiosa, anticamente.

L’edificio, di fondazione trecentesca, è indicato dalla letteratura come ampliato dalla famiglia del Niente nell’ultimo quarto del Quattrocento, poi come scritto sopra a partire dal 500 divenne proprietà della famiglia “Libri del gonfalone Bue”. In via delle Burella 12 si leggono evidenti resti di una torre trecentesca, unita al palazzo e che, sebbene in parte a indicare la sola originaria cantonata, si sviluppano fino all’attuale terzo piano.

La seconda parte del Club, quella al piano terreno si sviluppa nel “Palazzo Covoni delle Burella” il quale si trova in angolo tra via della Vigna Vecchia 9, via dell’Acqua 2r, 4r e 6r, e via delle Burella.

Il grande e severo edificio, di origine trecentesca, è stato, dopo gli interventi seguiti ai danni dell’alluvione del 1966, di nuovo recentemente restaurato conservando a vista il disegno dei quattro fornici del piano terreno e, al primo piano, l’originario filaretto. Sui fronti si susseguono i segni dei molti interventi successivi (soprelevazioni, rimodellazione degli archi, e via dicendo), di modo che i prospetti risultano oggi decisamente frammentati. Come osservato in alcuni altri casi, il restauro sembra offrire infatti un’utile lettura a chi è interessato a ricercare le matrici medioevali dell’edificio. Si veda inoltre, a rompere ulteriormente il disegno d’insieme, l’intervento con il finto ammattonato a graffito (certo ricomposto a partire da elementi preesistenti) presente su via della Vigna Vecchia).

Il Full Up Club rappresenta quindi non solo un punto di riferimento per la vita notturna fiorentina, ma anche un pezzo vivente della ricca storia architettonica e culturale della città.

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